La leggenda della Magada
Nei racconti che si sussurrano lungo le rive dell’Adda, quando la nebbia sale dalle acque e le montagne si chiudono come un libro antico, la Magada appare. Non è una sola cosa — è dea e strega, fata e spirito dell’acqua, creatura del crepuscolo che abita il confine tra il visibile e l’invisibile.
Si dice che anticamente fosse una divinità benigna, dea delle acque e della fertilità, onorata dalle genti che vivevano in armonia con la terra. Incidevano sulle pietre cerchi concentrici — le coppelle — come preghiera silenziosa, come mappa delle stelle, come dialogo con qualcosa di più grande.
Poi venne il tempo in cui la Magada divenne strega. Chi dimentica le origini trasforma il sacro in paura. E così la dea che proteggeva le acque fu confinata nell’ombra dei racconti notturni, nelle filastrocche dei bambini, nei nomi dei luoghi che nessuno più sa spiegare.
Ma la Magada non è scomparsa. Vive nelle pietre incise che resistono ai millenni, nel rumore dell’acqua tra le rocce, nella memoria di chi ancora sa ascoltare. Noi abbiamo scelto il suo nome perché crediamo che dal passato — anche dal passato più antico e dimenticato — possa nascere una radice per il futuro.